Una mostra illustrata per conoscere l’architettura e il design del territorio promossa dalla Fondazione Ordine Architetti Pianificatori Paesaggisti e Conservatori della provincia di Brescia in collaborazione con Il Vittoriale degli Italiani

Il Cantiere del Mausoleo
La mostra Disegni d’Archivio si configura come un momento di rilevante riflessione sul valore del disegno quale strumento fondativo della cultura architettonica e, al contempo, come dispositivo narrativo capace di restituire al pubblico la complessità del processo progettuale. Promossa dalla Fondazione dell’Ordine degli Architetti di Brescia in collaborazione con l’Ordine degli Architetti PPC della Provincia, l’iniziativa inaugura un ciclo di appuntamenti dedicati alla valorizzazione di materiali d’archivio, ponendo al centro dell’indagine il dialogo tra ideazione, rappresentazione e costruzione dell’architettura.
Attraverso un corpus selezionato di disegni dell’architetto Gian Carlo Maroni (Arco, 5 agosto 1893 – Gardone Riviera, 2 gennaio 1952), relativi al Mausoleo del Vittoriale degli Italiani, la mostra restituisce la stratificazione di un processo progettuale in cui visione simbolica e traduzione spaziale si intrecciano in modo indissolubile. In tale prospettiva, emerge con forza il ruolo della committenza di Gabriele d’Annunzio (Pescara, 12 marzo 1863 – Gardone Riviera, 1 marzo 1938), la cui immaginazione trova nell’opera di Maroni una forma architettonica compiuta e coerente.
Il percorso espositivo, sostenuto da un rigoroso impianto scientifico e da un’attenta curatela, invita così a ripensare il disegno non solo come mezzo tecnico, ma come luogo privilegiato di mediazione tra saperi disciplinari e strumento di accesso consapevole al patrimonio architettonico.
Introduzione a firma dell’Ordine degli Architetti di Brescia e della Fondazione dell’Ordine degli Architetti di Brescia:
La mostra Disegni d’Archivio è ideata e organizzata da FOABs in collaborazione con l’Ordine degli Architetti PPC della Provincia di Brescia, come prima tra una serie di manifestazioni finalizzate a esporre disegni e modelli di architetti del passato. Il recupero e lo studio dei disegni, in questo caso condotto con la curatela dell’Arch. Luisa Copeta e con la curatela scientifica della Prof.ssa Irene Giustina e Prof.ssa Elisa Sala dell’Università di Brescia, porta a costruire percorsi interpretativi utili a conoscere la genesi e la costruzione di architetture che connotano il nostro paesaggio. FOABs, in qualità di ente promotore della cultura architettonica, a favore degli iscritti all’Ordine e non, invita dunque tutti a visitare la mostra aperta fino al 10 aprile 2026 nella Galleria di Palazzo Martinengo delle Palle, in via San Martino della battaglia n. 18, a Brescia.
La riproduzione ad alta definizione dei disegni originali di Gian Carlo Maroni per il Mausoleo dannunziano nel Vittoriale degli Italiani è stata gentilmente concessa dal Presidente del Vittoriale degli Italiani, Giordano Bruno Guerri, che ha parimenti concesso il patrocinio all’evento, partecipando alla giornata inaugurale il 6 marzo 2026.
Con la mostra, FOABs contribuisce a consolidare la collaborazione già in atto tra l’Ordine degli Architetti di Brescia ed il Vittoriale degli Italiani, in previsione di altri eventi che avranno luogo durante l’anno.

Domande rivolte alle curatrici scientifiche della mostra, prof.ssa Irene Giustina e prof.ssa Elisa Sala (Università di Brescia):
Quali aspetti della committenza dannunziana vengono particolarmente evidenziati dai lavori inediti esposti in mostra?
In mostra sono presentate riproduzioni ad alta definizione di alcuni tra i più significativi disegni di Gian Carlo Maroni, architetto del Vittoriale, conservati negli archivi della Fondazione Il Vittoriale degli Italiani. Questi materiali documentano come la definizione architettonica del Mausoleo sia il risultato di un processo lungo e stratificato, avviato ben prima dell’arrivo di d’Annunzio sulle rive del Benaco, e rappresenti la sintesi di una riflessione complessa sul rapporto tra morte e memoria.
D’Annunzio espone i propri desiderata in modo frammentario e in costante trasformazione; tuttavia, dalle tavole emergono con chiarezza alcuni elementi cardine: la volontà di costruire un percorso ascensionale, la sopraelevazione della propria arca, la presenza dell’acqua come elemento di separazione simbolica dal mondo dei vivi e un forte legame con la dimensione naturale del contesto. In questa prospettiva, il Mausoleo è concepito come punto culminante dell’intero complesso e come luogo in cui la dimensione individuale si trasfigura in memoria collettiva.
I disegni restituiscono con evidenza come Maroni sappia cogliere e interpretare queste indicazioni, rielaborandole con grande abilità fino a giungere alla definizione grafica del progetto nel 1938, anno della morte del Vate. Ne emerge un dialogo progettuale fecondo, tra il committente, infaticabile e autentico motore ideativo, e l’architetto, che traduce e struttura in forma compiuta l’immaginario dannunziano.
Come si configura il rapporto tra visione estetica e traduzione architettonica nell’opera di Gian Carlo Maroni, in particolare nel processo di realizzazione del Mausoleo del Vittoriale degli Italiani?
Nel Mausoleo questo rapporto si manifesta nella capacità di Gian Carlo Maroni di tradurre un’immagine fortemente simbolica in un’architettura concretamente realizzabile, senza perderne la densità evocativa.
Il progetto, rimandando al modello antico del tumulo a tre gironi, si configura come un sistema concentrico perfettamente integrato nel colle del Mastio, dove architettura e paesaggio si fondono e si completano reciprocamente. Come accade anche per il Teatro, Maroni non si limita a trasporre un’intuizione: la interpreta, la organizza e le conferisce una struttura spaziale coerente e funzionale. Ne deriva un dispositivo in cui il visitatore è accompagnato lungo un percorso ascensionale che inizia già dai viali d’ingresso del Vittoriale e culmina nel Mausoleo, punto apicale dell’intero complesso.
È proprio in questa capacità di dare forma e ordine all’immaginario dannunziano che si coglie la qualità della sua traduzione architettonica. Il rapporto tra committente e architetto si fonda su una profonda conoscenza reciproca, da cui nasce un dialogo progettuale particolarmente fertile: Maroni non è un semplice esecutore, ma interprete consapevole e, al tempo stesso, custode della memoria del Vate.

Inaugurazione Mostra, alla presenza di Giordano Bruno Guerri
In che modo la mostra Disegni d’Archivio ridefinisce il ruolo del disegno tecnico, trasformandolo da strumento specialistico a dispositivo narrativo capace di mediare tra cultura progettuale e grande pubblico?
La mostra Disegni d’Archivio sottrae il ruolo del disegno tecnico alla dimensione esclusivamente specialistica, restituendolo anche come strumento di racconto.
L’obiettivo della mostra, infatti, è proprio narrare attraverso il disegno l’intero processo progettuale, dal momento iniziale dei primi schizzi, in cui l’idea ancora fluida prende forma, a quello in cui l’architettura nasce, si struttura, si misura, attraverso grafici sempre più definiti, sino a giungere agli elaborati esecutivi, volti alla sua costruzione.
La selezione e l’allestimento dei materiali in mostra rendono leggibile questo processo anche a un pubblico non esperto. Le tavole non sono presentate come oggetti tecnici isolati, ma come frammenti di una narrazione più ampia: raccontano le fasi della genesi progettuale, i passaggi intermedi, le revisioni, le intenzioni e talvolta anche le incertezze che accompagnano la costruzione del Mausoleo.
In questo senso, il disegno diventa un vero dispositivo di mediazione. Da un lato conserva la precisione e il rigore propri della cultura progettuale; dall’altro, grazie alla sua capacità evocativa, permette di entrare nel processo creativo, rendendo visibile ciò che l’architettura costruita non mostra: le premesse, le tensioni e il dialogo tra d’Annunzio e Maroni.
Il dialogo interdisciplinare tra architettura, paesaggio e design: quali sfide ha comportato dal punto di vista della curatela scientifica?
Il dialogo interdisciplinare tra architettura, paesaggio e design ha rappresentato una sfida di equilibrio sul piano della curatela scientifica.
Si trattava di mettere in relazione linguaggi, scale e strumenti diversi senza semplificarli, ma al tempo stesso senza renderli opachi per il pubblico. In questo senso, il lavoro curatoriale si fonda su un percorso di ricerca avviato già nel 2019, grazie a una convenzione tra l’Università di Brescia e la Fondazione Il Vittoriale degli Italiani, che ha consentito uno studio approfondito delle carte di Gian Carlo Maroni.
Questa premessa ha costruito una solida base scientifica di conoscenza del complesso architettonico, delle sue relazioni con il paesaggio all’intorno e dell’approccio progettuale del suo architetto; un passaggio preliminare indispensabile per poter inquadrare il caso del Mausoleo e, successivamente, per impostare la mostra.
La selezione dei materiali d’archivio, in gran parte inediti, e la definizione dei pannelli espositivi sono state il risultato di un confronto costante con la curatrice della mostra, l’arch. Luisa Copeta, con l’obiettivo di individuare disegni e fotografie capaci di restituire, in forma chiara ma rigorosa, la complessità del processo progettuale.
La difficoltà principale è stata costruire una narrazione unitaria che non appiattisse le specificità disciplinari, ma le mettesse in relazione. In questo senso, il disegno ha svolto un ruolo fondamentale: è stato il terreno comune su cui architettura, paesaggio e design potevano incontrarsi, perché al tempo stesso strumento progettuale, dispositivo di interpretazione del contesto e oggetto comunicabile.
Dal punto di vista curatoriale, questo ha richiesto un lavoro attento non solo di selezione, ma anche di costruzione del percorso espositivo, curato dall’arch. Copeta, in cui ogni elemento contribuisse a rendere leggibile questo dialogo, mantenendo al contempo il rigore scientifico della ricerca.
Concluderei con una domanda sui progetti futuri, con un accenno particolare al volume dedicato al Mausoleo, di prossima pubblicazione.
Per quanto riguarda i progetti futuri, la mostra Disegni d’Archivio rappresenta il primo appuntamento di una rassegna a cadenza annuale promossa da FOABs, che intende indagare nel tempo il ruolo del disegno nell’architettura, ampliando progressivamente lo sguardo verso nuovi ambiti e collaborazioni legate al territorio di Brescia, al design e alla cultura.
Sul versante della ricerca, il lavoro sul Mausoleo è ormai giunto a una fase avanzata. Le curatrici scientifiche sono in chiusura di un volume monografico di prossima pubblicazione nella collana Officine del Vittoriale, edita da Silvana, maturato all’interno della convenzione di ricerca tra l’Università di Brescia e la Fondazione Il Vittoriale degli Italiani.
Senza anticiparne i contenuti, si tratta di uno studio che restituisce la complessità della genesi ideativa, progettuale e costruttiva del Mausoleo, mettendo a sistema per la prima volta un ampio corpus di materiali d’archivio e offrendo una nuova lettura del ruolo di Maroni all’interno del cantiere dannunziano. In questo senso, la mostra rappresenta anche un primo momento di condivisione pubblica di un percorso di ricerca più ampio, destinato a trovare nel volume una restituzione più organica e approfondita.
Emanuela Borgatta Dunnett

DISEGNI D’ARCHIVIO
L’esposizione è allestita presso la sede dell’Ordine degli Architetti di Brescia, a Palazzo Martinengo delle Palle.
Apertura al pubblico dal 7 marzo al 10 aprile 2026
Orari di apertura da lunedì al venerdì 9:00 – 12:30 | 15:00 – 18:30