Libri, modernariato e resistenza analogica nel cuore di Pavia

C’è chi apre un negozio per raccontare una visione del mondo. Nel 2016, dopo un’intensa esperienza in una storica bottega fiorentina di modernariato e quindici anni trascorsi nella moda, il protagonista di questa intervista sceglie di ricominciare da capo: torna nella sua Pavia, affitta un minuscolo spazio di diciassette metri quadri e lo trasforma, senza capitali ma con un garage colmo di tesori raccolti in oltre vent’anni di mercatini e case abbandonate, in un luogo unico. Nasce così una bottega costruita interamente con materiali di recupero, abitata da libri selezionati con criterio affettivo – “solo ciò che mi piace davvero” – e da oggetti capaci di evocare storie, memorie, identità.
Oggi, tra una maniglia ottocentesca da cassa da morto e un raro sanitario Richard Ginori incastonato in libreria, la bottega è diventata un rifugio delle meraviglie, dichiaratamente analogico: niente computer, niente acquisti online, solo relazioni autentiche. In vista dei dieci anni di attività, Iucu si racconta e ci accompagna in bottega.
Com’è nata l’idea di aprire una delle botteghe più singolari mai viste?
Era il 2016, ero appena tornato da Firenze, dopo un periodo nel quale avevo vissuto e lavorato in una delle botteghe di modernariato più belle della città: Ubaldo è un amico che mi diede la possibilità di lavorare da lui, così da potermi mantenere in quell’anno indimenticabile.
Yota, la ragazza che ora è mia moglie, si era laureata ed era giunto il momento di tornare a Pavia. Tornare voleva anche dire reinventarsi per l’ennesima volta. Prima della parentesi fiorentina avevo lavorato per oltre 15 anni come fashion designer, ma quel mondo mi aveva stufato ed era ora di dar vita ad un nuovo sogno.
Fu così che nel dicembre del 2016 presi in affitto un buco di 17 metri quadri e senza soldi, ma con il garage pieno di qualsiasi cosa… costruii la prima bottega completamente con materiale di recupero e riempita con libri e cose raccolte in oltre 20 anni di mercatini e case abbandonate.
Quali criteri utilizzi per selezionare gli oggetti, i libri e i pezzi vintage che metti in vendita?
La risposta è molto semplice e veloce: scelgo solo cose che mi piacciono davvero!! E questo vale anche per i gli autori dei libri: non importa se quel tal libro lo venderei… se non mi piace non lo tengo.
La mia proposta è molto personale, dico spesso che la mia libreria è “per tutti ma non per molti”.
Ci puoi raccontare un aneddoto che ricordi con simpatia legato alla bottega e quali dei mille oggetti presenti in negozio ritieni più curiosi?
Quando nel 2022 mi trasferii in un negozio più grande… i lavori di ripristino della nuova bottega si protrassero talmente tanto, che dovetti rimandare l’inaugurazione per 5 volte nell’arco di 3 mesi. Alla fine aprii un giorno qualsiasi di dicembre, senza inaugurare, senza dirlo a nessuno, aprii e basta un pomeriggio alle 16.35.
Due sono le cose, entrambe non in vendita: la prima è una maniglia da cassa da morto dell’800, raffigurante tra i vari fregi un piratesco teschio; la seconda è un cesso Richard Ginori primo 900 (con tanto di stemma della “Real Casa”), che ho incastonato in una delle librerie.

Hai in programma eventi, mostre, collaborazioni o altre iniziative culturali legate alla bottega, in futuro?
Il 2026 è l’anno dei 10 anni della bottega! Ho in mente tantissime cose da fare e almeno la metà le farò di certo, ma l’anno è appena iniziato… c’è tempo!
Come sei inserito all’interno della comunità del quartiere?
Amo la gente e le cose a loro appartenute. Vivo la mia bottega come una casa e, come a casa, ascolto musica solo con il giradischi. Un’altra curiosità è che non ho computer in negozio, non ho mai acquistato nè comperato nulla su internet in tutta la mia vita e questo vale anche per la mia bottega.
Questo modo di essere e di fare, così anacronistico e radicale, ha avvicinato persone di tutti i tipi (soprattutto i ragazzi) anziché allontanarli.
Inoltre la via dove mi trovo è un Corso di storiche botteghe e questa attitudine permane ancora oggi. Questa vocazione a intrattenere rapporti umani è il filo conduttore di tutti i bottegai di questo storico, magico luogo.
Emanuela Borgatta Dunnett