Zucchero & Ghiaccio

Intervista a Patrizia Ferrando

Un nuovo romance che ci conduce dietro le quinte di una storia d’amore luminosa e accogliente. L’ispirazione del romanzo affonda in una doppia radice: da un lato l’attrazione irresistibile per l’immaginario natalizio, fatto di piccoli rituali, luci calde e dettagli capaci di evocare immediatamente conforto e intimità; dall’altro uno sguardo lucido sulla realtà, innescato da un fatto di cronaca che raccontava luoghi abbandonati, rifugi temporanei per persone emarginate, segnati da precarietà e fragilità invisibili. È nello spazio di confine tra questi due estremi – la fiaba e il disagio, la luce e l’ombra – che prende forma la narrazione.

I protagonisti, Alistair ed Emma, sono caratterizzati da una conflittualità vivace, quella che fa scintille e alimenta la trama, ma anche da conflitti interiori più profondi, che richiedono ai personaggi di confrontarsi con paure, segreti e silenzi a lungo custoditi.

Scrivere romance, spiega Patrizia Ferrando (già nota per il taglio storico puntuale dei suoi romanzi), significa affrontare una sfida sottile: conservare una dimensione di “comfort”, quella polvere magica che il genere richiede, evitando al tempo stesso le trappole del cliché. L’obiettivo finale è lasciare al lettore un sorriso e la sensazione che esistano ancora piccoli varchi tra la realtà e la favola. Ce ne parla nella nostra intervista.

Qual è stata l’ispirazione per questa frizzante storia d’amore?

Dovrei, probabilmente, parlare di una doppia ispirazione…sorta da punti opposti. Da un lato, c’è il mio continuo innamoramento per tutto quello che è natalizio, dai biglietti d’auguri ai biscotti, dalle ghirlande alle candele. Ma, dall’altra, devo citare un servizio di cronaca che mi colpì come un pugno nello stomaco: parlava di edifici abbandonati, temporanei rifugi per persone emarginate, in cui si sviluppano incontrollati focolai di malattie infettive.

Come hai immaginato e costruito i tuoi protagonisti?

Alistair ed Emma sono nati da due oggetti: un bisturi per lui, una giacca di velluto per lei. Lucentezza millimetrica e morbidezza accogliente…così diversi, ma entrambi tesi a una vita migliore, e forse per questo destinati a incontrarsi.

Che ruolo ha il conflitto (interiore o esterno) nella crescita della coppia e nello sviluppo della trama?

Nell’incontro dei protagonisti c’è quella conflittualità “che fa scintille” e che, nei romanzi come nella vita, spesso volge a sfumature rosate; più complessi sono i conflitti interiori, perché sia Emma sia Alistair devono trovare equilibri più duttili, lasciar andare segreti intessuti di debolezze, paure, silenzio.

Quali sono state le sfide nel dedicarti al romance?

Credo che la sfida più grande, almeno per me, sia mantenere una certa dose di “confort” nelle pagine, quel pizzico di polvere magica che il romance richiede, senza scadere in irritanti sequenze di cliché.

Cosa cerchi di lasciare al lettore una volta chiuso il libro?

Spero di aver scritto una storia che lasci un po’ di voglia di sorridere, e di pensare che esistano piccole zone di confine tra la realtà e la favola.

Stai lavorando a nuovi progetti?

Ho sempre tanti, forse troppi progetti aperti ma al momento mi concentro su un libro che unisce la mia passione per i cimiteri antichi e quella per le storie vere da riscoprire. E vorrei scrivere romance con maggior continuità, penso migliori l’umore.

Emanuela Borgatta Dunnett