Il volto come racconto

Intervista a Sara Tosin

Gabriele d’Annunzio

Autodidatta e animata da una passione coltivata nel tempo con costanza e rigore, Sara vive il disegno come una pratica quotidiana e intima. Fin dagli esordi, il bisogno di tracciare segni su carta si è intrecciato a un percorso di studio autonomo, alimentato dall’osservazione attenta dei grandi ritrattisti e dalla sperimentazione di tecniche e materiali diversi. Disegnare, per lei, non è solo un esercizio formale, ma un atto di ascolto e di concentrazione, uno spazio personale in cui ritrovare equilibrio e approfondire la sua ricerca.

Il ritratto occupa un posto centrale nella sua produzione: i volti diventano territori da esplorare con sensibilità e rispetto, luoghi in cui l’aspetto esteriore si intreccia con l’indagine emotiva e psicologica. Ogni sguardo, ogni linea, ogni ombra è pensata per restituire non soltanto una somiglianza, ma una presenza, un carattere, una storia. Accanto a questa vocazione primaria, l’artista si concede talvolta deviazioni e sperimentazioni, affrontando soggetti diversi che arricchiscono e rinnovano il suo linguaggio visivo.

Una fonte privilegiata di ispirazione è il mondo di Gabriele d’Annunzio e il clima culturale e storico in cui si è formato. L’universo dannunziano, con le sue figure emblematiche e le sue atmosfere, attraversa molti dei suoi ritratti d’epoca, dando forma a un dialogo tra passato e presente. Un mondo che racconta nella nostra intervista.


Come e quando è nata la tua passione per il disegno?

La mia passione per il disegno accompagna da sempre il mio percorso . Sono autodidatta e sento costantemente il bisogno di approfondire le mie conoscenze, anche osservando artisti specializzati nel ritratto, per esplorare tecniche e materiali e perfezionare il mio metodo.

Quali soggetti o temi ti senti più vicini quando disegni e perché?

I volti sono i soggetti a cui mi sento più vicina. Nei miei ritratti cerco di cogliere non solo l’aspetto esteriore, ma anche le emozioni e la personalità delle persone. A volte mi concedo qualche divagazione, sperimentando soggetti diversi dai ritratti.

Che ruolo ha il disegno nella tua vita quotidiana: svago, bisogno espressivo, ricerca personale?

Il disegno ha un ruolo importante nella mia quotidianità: dedicarmici significa entrare in uno spazio intimo, concentrarmi sull’opera e ritrovare equilibrio, negli spazi che mi lascia il mio lavoro.

C’è un artista, uno stile o un periodo storico che ti ispira particolarmente?

Una fonte significativa di ispirazione è il mondo di Gabriele d’Annunzio e il periodo storico in cui ha vissuto, interesse che si riflette soprattutto nei miei ritratti d’epoca.

C’è una tua opera cui sei particolarmente legata?

Non esiste un’opera a cui sia particolarmente legata: ogni ritratto rappresenta un’ occasione diversa di lavoro e sperimentazione. Sono particolarmente legata al mondo dannunziano, a partire da d’Annunzio stesso, alle donne della sua vita e ai suoi collaboratori. Un mio ritratto di Giancarlo Maroni è già presente al Vittoriale e verrà presto sostituito da uno più recente. Un ulteriore ritratto raggiungerà il Vittoriale: quello di Ida Magli. Anche il Presidente del Vittoriale, Giordano Bruno Guerri, è stato soggetto di alcuni miei ritratti, che gli sono stati poi donati.

Emanuela Borgatta Dunnett

Eleonora Duse

Faces as Stories – An Interview with Sara Tosin

Self-taught and driven by a passion cultivated over time with consistency and rigor, Sara experiences drawing as a daily and intimate practice. From the very beginning, the need to trace marks on paper has intertwined with a path of independent study, nourished by close observation of great portrait artists and by experimentation with different techniques and materials. For her, drawing is not merely a formal exercise, but an act of listening and concentration—a personal space in which to regain balance and deepen her research.

Portraiture occupies a central place in her work: faces become territories to explore with sensitivity and respect, places where outward appearance intertwines with emotional and psychological inquiry. Every gaze, every line, every shadow is conceived to convey not only a likeness, but a presence, a character, a story. Alongside this primary vocation, the artist occasionally allows herself detours and experiments, tackling different subjects that enrich and renew her visual language.

A privileged source of inspiration is the world of Gabriele d’Annunzio and the cultural and historical climate in which he took shape. The D’Annunzian universe—with its emblematic figures and its atmospheres—runs through many of her period portraits, shaping a dialogue between past and present. A world she discusses in our interview.


How and when did your passion for drawing begin?

My passion for drawing has always accompanied my journey. I am self-taught and constantly feel the need to deepen my knowledge, also by observing artists specialized in portraiture, in order to explore techniques and materials and refine my method.

Which subjects or themes do you feel closest to when you draw, and why?

Faces are the subjects I feel closest to. In my portraits, I try to capture not only outward appearance, but also the emotions and personality of the people portrayed. At times, I allow myself a few digressions, experimenting with subjects other than portraiture.

What role does drawing play in your daily life: leisure, expressive need, personal research?

Drawing plays an important role in my everyday life: devoting myself to it means entering an intimate space, focusing on the work, and regaining balance in the time left to me by my job.

Is there an artist, a style, or a historical period that particularly inspires you?

A significant source of inspiration is the world of Gabriele d’Annunzio and the historical period in which he lived—an interest that is reflected especially in my period portraits.

Is there a work of yours to which you feel particularly attached?

There is no single work to which I am particularly attached: each portrait represents a different opportunity for work and experimentation. I feel especially connected to the D’Annunzian world—starting with d’Annunzio himself, the women in his life, and his collaborators. One of my portraits of Giancarlo Maroni is already present at the Vittoriale and will soon be replaced by a more recent one. Another portrait will join the Vittoriale as well, that of Ida Magli. The President of the Vittoriale, Giordano Bruno Guerri, has also been the subject of several of my portraits, which were later donated to him.

Gian Carlo Maroni