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Teresa e Maria Milanollo: il canto del violino delle dive bambine

Intervista ad Aldo Salvagno

Ci sono avventure musicali che il tempo sembra aver relegato ai margini della memoria, nonostante abbiano attraversato i palcoscenici più prestigiosi e conquistato il pubblico delle grandi capitali europee. È il caso di Teresa e Maria Milanollo, le due sorelle violiniste originarie di Savigliano che, nell’Ottocento, seppero imporsi come autentiche protagoniste della scena internazionale, esibendosi davanti alle corti reali e suscitando l’ammirazione di compositori e musicisti illustri. Eppure, dietro il successo delle due «dive bambine», si nasconde una vicenda ben più complessa, nella quale il talento e il virtuosismo si intrecciano con le convenzioni sociali, la condizione femminile, le dinamiche familiari e il prezzo umano di una carriera iniziata precocemente. A riportare alla luce questo straordinario capitolo di storia musicale è Aldo Salvagno, autore di un volume frutto di tre anni e mezzo di ricerche, arricchito da circa 130 lettere in francese, tradotte per restituire al lettore anche la dimensione privata delle protagoniste. In questa intervista, l’autore racconta le scoperte emerse dal lavoro d’archivio, il valore storico delle Milanollo e l’importanza di restituire loro il posto che meritano nella memoria culturale italiana ed europea, in vista del bicentenario della nascita di Teresa, nel 2027.

Teresa e Maria Milanollo riuscirono a conquistare le principali capitali europee dell’Ottocento, esibendosi davanti a sovrani e ottenendo il riconoscimento di importanti musicisti. Quali elementi della loro personalità artistica e della loro tecnica violinistica le resero così straordinarie, in un’epoca in cui il virtuosismo musicale era prevalentemente un ambito maschile?

Già il fatto di essere donne e di esibirsi in coppia rappresentava un elemento significativo. Come evidenziavo nel capitolo 32, tirando le somme sull’eredità lasciata dalle strumentiste alle bambine prima e alle adolescenti poi, che si apprestavano a calcare i palcoscenici con l’idea di diventare le nuove Milanollo, occorre fare alcune considerazioni.

Non avendo registrazioni e non potendo disporre di altro materiale se non delle testimonianze della stampa e, talvolta, delle annotazioni di personaggi che nei propri diari hanno riportato alcuni aspetti della loro vita musicale, si potrebbe pensare che le due sorelle fossero soprattutto un fenomeno di marketing. In ogni caso, non siamo in grado di conoscere il loro reale valore tecnico. Tuttavia, se molti musicisti illustri dell’epoca, avvezzi all’ascolto di questo repertorio, giudicavano strabilianti le loro performance, è ragionevole pensare che il talento che le contraddistingueva fosse un dato di fatto. Le testimonianze riferiscono, soprattutto, che Maria superasse tecnicamente persino la sorella Teresa, che pure le aveva fatto da insegnante.

Il pericolo, nell’esprimere un giudizio su queste vicende, è sempre quello di non cogliere la sottile differenza tra un fenomeno di marketing e la reale bravura degli interpreti. Io penso che, come spesso accade, la risposta si trovi nel mezzo. Da una parte c’era un pubblico affascinato da queste due bambine, che si esibivano in tutto il mondo – che, in quel caso, coincideva naturalmente con l’Europa, ovvero con il mondo musicale di riferimento – e che nutriva nei confronti di queste due sorelle un affetto quasi morboso, come verso un nuovo giocattolo. Dall’altra c’era il giudizio critico che, devo dire, era decisamente lusinghiero, come conferma la quasi totalità delle recensioni che ho trovato sui giornali. Ma c’è sempre un ma: erano donne e il violino non era considerato uno strumento particolarmente elegante o adatto a essere imbracciato da una donna. Inoltre, spesso le recensioni non si soffermavano tanto sulle abilità tecniche, quanto su considerazioni relative al modo di suonare e alla grazia femminile. Molte recensioni, soprattutto in Inghilterra, insistevano sulla grazia e sul sentimento, mentre, nel caso dei colleghi maschi, venivano forniti molti più dettagli sulla tecnica e sulle abilità esecutive.

Sicuramente Teresa e Maria strabiliarono il mondo musicale e ne modificarono le abitudini, anche perché furono le prime a imporsi in questo genere di esibizioni come coppia di sorelle. Prima di loro c’erano stati esempi sporadici, ma mai si era verificato un delirio collettivo paragonabile al loro. Quello che posso dire è che la loro abilità tecnica, testimoniata da fior di violinisti che furono anche loro insegnanti, è indiscutibile. A questo si aggiunge sicuramente il discorso relativo al «giocattolo» che faceva vendere e al pubblico incuriosito: un pubblico che, indipendentemente dal proprio livello di cultura musicale, più o meno elevato, riempiva i teatri anche e soprattutto per questo.

Il suo libro nasce da anni di ricerche e restituisce una vicenda che supera i confini della storia locale. Qual è stata la scoperta più sorprendente emersa durante il lavoro di stesura? C’è un documento o un episodio che ha profondamente modificato la sua interpretazione delle due sorelle?

Ho impiegato tre anni e mezzo a chiudere questo libro, ma immaginare il percorso musicale di così alto livello che avevano compiuto nel corso della loro vita era quasi impensabile. Quindi non c’è un episodio particolare, ma piuttosto la piacevole e incredibile riscoperta di un mondo sommerso. E chissà quanti altri mondi esistono in questo senso: uno scenario che è valso la pena riportare alla luce, soprattutto in una società in cui, ancora oggi, le donne lottano per ottenere un trattamento paritario in tutti i campi del lavoro.

Quello che mi ha sorpreso è stata anche la figura del padre-padrone che riusciva a trovare ingaggi ovunque, ma che era anche uno sfruttatore. La stampa lo criticava per non aver garantito alle figlie una cultura di base e arrivava persino a definirlo usuraio, in questo senso. Certamente, il suo ruolo fu determinante per il loro successo, al di là, ovviamente, delle qualità tecniche e musicali che le figlie possedevano.

Il volume comprende circa 130 lettere in francese, tradotte per renderle accessibili a un pubblico più ampio. Quanto ci permette questa corrispondenza di andare oltre l’immagine pubblica delle due virtuose, per comprendere la loro dimensione privata, i legami familiari e il prezzo umano di una carriera internazionale iniziata durante l’infanzia?

Un epistolario ci riporta spesso e volentieri alle dimensioni intime, personali e professionali, ma le lettere sono poche, soprattutto se teniamo conto che fecero insieme 500-600 concerti. Tutte le lettere del padre agli editori, ai direttori di teatro o ai redattori di giornale per sponsorizzare le figlie sono andate perse, in quanto si muovevano talmente velocemente da una città all’altra che la loro corrispondenza, probabilmente, andava perduta già il giorno dopo essere stata scritta.

C’è una dimensione personale: molte lettere sono state scritte dal padre, ma sono riuscito a trovarne anche altre di Teresa, indirizzate a una signora che chiamava affettuosamente «nonnina». Non era sua nonna, ma l’aveva conosciuta quando aveva 14 anni a Caen. Le scriveva in maniera molto colloquiale dei concerti che avevano fatto, ma soprattutto riportava un elenco dei successi che avevano ottenuto e anche dei guadagni. Queste sono sicuramente notizie che derivano da un insegnamento paterno, chiamiamolo così, che ha certamente influenzato le ragazze.

Certo è che, della corrispondenza rimasta, circa il 70% è stato scritto dal padre, anche perché di Maria non è rimasto nulla. Può darsi che qualcosa sia ancora conservato, ma finora non è stato trovato niente. Anche il modo di scrivere di Teresa era piuttosto approssimativo e, in molti casi, le lettere che indirizzava a personalità del mondo musicale o a colleghi erano ricche di errori di ortografia, pur trattandosi di lettere professionali.

Certo, come per tutti, l’epistolario offre uno spaccato che aiuta a capire, attraverso il modo di scrivere e ciò che viene raccontato, la personalità e il carattere del padre e delle due sorelle. 

Nel 2027 ricorrerà il bicentenario della nascita di Teresa Milanollo. Che cosa significa, per lei, restituire queste due figure alla memoria culturale di Savigliano e del panorama musicale europeo?

Per me è molto importante aver dato a Savigliano un volume dedicato a due figure che hanno fatto la storia, come le sorelle Milanollo, le quali si sono esibite davanti alle corti reali di tutta Europa.

Mi auguro che questo libro possa anche stimolare l’interesse di altri autori, locali e non, che potrebbero riprendere alcuni degli aspetti che ho messo in luce nel volume e approfondirli in altre direzioni, sviluppando temi che magari non sono stati trattati o che potranno essere affrontati fra qualche anno, quando nuovi materiali, anche grazie ai processi di digitalizzazione, potranno venire alla luce e consentire ulteriori scoperte.

Sono davvero molto contento di questo lavoro e mi auguro che anche l’Amministrazione sia rimasta soddisfatta. Per quanto mi riguarda, è stata innanzitutto una grande scoperta.

Posso chiederle se sta lavorando ad altri progetti letterari?

Sì, sto lavorando ad altri progetti letterari, sempre legati a importanti nomi del passato.

Nel 2028 ricorrerà il bicentenario della nascita di Antonio Cagnoni, compositore originario della provincia di Pavia, che visse per molti anni tra Vigevano, Novara e Bergamo. Attualmente sto lavorando al suo epistolario, che non è mai stato oggetto di uno studio approfondito. Si tratta di una personalità importantissima, che intratteneva rapporti con i principali esponenti del mondo musicale della sua epoca e che era molto stimata anche da Verdi. Era un musicista particolarmente apprezzato e affermato, ma, come spesso accade, la storia finisce per mettere in ombra il valore di certe figure.

Inoltre, sto lavorando anche su un altro direttore d’orchestra e compositore, Carlo Pedrotti, figura chiave dell’Ottocento. Veronese di nascita, fu direttore del primo Conservatorio di Torino e del Conservatorio di Pesaro. In questo caso si tratta di un corpus di oltre 1.600 lettere che sto attualmente trascrivendo. Per questo progetto non è ancora stata fissata una data di pubblicazione, mentre quello dedicato a Cagnoni è previsto per il 2028.

Emanuela Borgatta Dunnett